14 anni fa, per la prima volta nella mia vita, ho premuto il pulsante "Compra" su una piattaforma di trading. Era il 17 settembre 2012, avevo 23 anni, la piattaforma si chiamava Binck (oggi non esiste più sotto quel marchio, è stata assorbita da SaxoBank), e quello che stavo comprando era una manciata di azioni Nintendo sul mercato OTC americano.
Quel primo acquisto è stato, con il senno di poi, un misto di intuizione corretta, ricerca seria e follia totale. Tre mesi prima non sapevo nemmeno cosa fosse un operating profit. Ci stavo investendo praticamente tutti i miei risparmi.
Questa è la storia di come è andata a finire — e soprattutto di cosa mi sono portato dietro da quei due anni e mezzo, che ancora oggi sono il fondamento di come penso ai mercati.
Come ci ero arrivato
Da quando ho memoria sono un appassionato di videogiochi. Di Nintendo, ho avuto tutte le loro console, dal SNES, che mi fu regalato, (poi ho recuperato anche il NES) fino al recente Switch 2. Seguivo le notizie videoludiche da decenni: nuove uscite, lanci, classifiche di vendita. La cosa che però era cambiata, fra il 2011 e il 2012, era che avevo iniziato a leggere anche i risultati finanziari dell'azienda. Senza capirli granché, ma con curiosità.
Erano pochi mesi che li leggevo, eppure quei numeri raccontavano una storia che non avevo mai sentito raccontare in nessun forum di gaming. Andavo indietro nel tempo, scaricavo dati di vendita storici (NPD per il Nord America — oggi si chiama Circana — i dati europei meno strutturati, e per il Giappone Media Create, che ora pubblica solo Famitsu). Cercavo di capire. Iniziavo a leggere i grafici e i post sui forum di ZhugeEX, che all'epoca era già un punto di riferimento per chi voleva i dati di vendita seri (oggi è Director of Research & Insights di Niko Partners).
E quello che vedevo era una cosa molto diversa dai classici commenti su Nintendo nei forum di videogiochi.
Vedevo un'azienda che aveva chiuso in profitto operativo praticamente ogni anno della sua storia moderna, anche nei periodi meno brillanti per i suoi prodotti. Persino durante l'era GameCube, quando aveva venduto meno di 25 milioni di console nell'intero ciclo di vita (un risultato commerciale insoddisfacente per gli standard del tempo), aveva continuato a fare utili. Questo era il punto chiave che il mercato sembrava ignorare. Poi erano arrivate Nintendo DS nel 2004 e Wii, nel 2006, e i profitti erano esplosi: le azioni erano partite intorno ai 20 dollari (per ADR) e avevano sfiorato i 75. Erano poi crollate pesantemente compatibilmente con il declino del prodotto. Nel 2012, quando ho iniziato a guardare seriamente, l'azione era a 14-15 dollari: ai minimi storici dal lancio della Wii.
La domanda diventava: perché era ai minimi?
La risposta era semplice e si chiamava Wii U. Sarebbe uscita di lì a poco (novembre 2012), e gli analisti finanziari la stavano massacrando. Pessimismo dappertutto.
Tutto vero, peraltro. Ma la mia tesi era un'altra. Anche se Wii U fosse stato un fallimento totale — e all'epoca non lo prevedevo come scenario possibile — Nintendo aveva una cassa enorme, zero debito strutturale, IP di valore inestimabile (Mario, Zelda, Pokémon), una cultura aziendale ossessionata dalla qualità del prodotto, e un management che pensava in decadi, non in trimestri. Soprattutto, aveva la storia: l'azienda aveva già attraversato cicli di prodotto deludenti senza mai veramente vacillare. GameCube non aveva fatto la fine di Sega Dreamcast, e quella era già un'informazione preziosa.
Si chiamava — e si chiama — margine di sicurezza. Anche se Wii U fosse andata male, Nintendo aveva la capacità finanziaria per provarci almeno altre cinque volte prima di trovarsi davvero in difficoltà. E con quella probabilità di "azzeccarne una su cinque" su un'azienda con quel genere di bilanci, mi sembrava un investimento ragionevole.
Almeno, così pensavo a a poco più di vent'anni anni.
Settembre 2012: l'email
Da: Mio fratello
A: Me
Data: Lun, 17 Sep 2012 17:01Ma che ci fai su binck.it? Hai deciso di darti al trading?
Da: Me
A: Mio fratello
Data: Lun, 17 Sep 2012 17:03Sì ma si tratta solo di una compagnia, nonché l'unica che conosco bene: Nintendo. Sono mesi che mi preparo... In realtà, sono anche arrivato in ritardo perché la salita è già cominciata. Ai tempi del lancio del Wii ero pure minorenne e non mi ero interessato, ma guardando il grafico, beh... le azioni valevano 20 e sono arrivate a toccare 75 per poi crollare compatibilmente con le vendite del prodotto.
Si lo so il mercato è imprevedibile blablabla... non se conosci i piani dell'azienda e sei in grado di prevedere l'impatto dei prodotti. Infatti Apple è in salita da anni, chi l'ha capito 3 anni fa ora ha una barca di soldi (ora è troppo tardi per saltare sul carro, costano 670$ ad azione, gulp ?).
Nintendo invece è ai minimi storici, per una serie di motivi che sapevo benissimo, infatti non aspettavo che gli analisti, che di mercato dei videogiochi nulla capiscono, ne facessero scendere il prezzo, ora è 15$ ad azione, per cui il momento di saltare sul carro è proprio questo.
Rileggere queste righe oggi mi fa sorridere, e un po' anche imbarazzare. C'è dentro tutta la confidenza un po' arrogante del primo investitore convinto di aver capito qualcosa che gli altri non vedono — la formula fra le più costose del mondo, statisticamente. Però c'è anche dentro un nucleo di ragionamento che, in retrospettiva, era corretto: avevo costruito una tesi prima di comprare, sapevo perché stavo entrando, e avevo individuato un disallineamento fra il prezzo che faceva il mercato e il valore strutturale dell'azienda secondo la mia comprensione.
N.B. Sull'Apple "troppo tardi per saltare sul carro a 670 dollari": split successivi a parte, oggi vale circa quattro volte tanto. Ma questa è un'altra storia, e ridicolizzarmi con il senno di poi è facile.)
A margine, una nota tecnica che oggi farebbe ridere: per comprare Nintendo dall'Italia nel 2012, non riuscivo a trovare modo di acquistarla in euro su una borsa europea. Binck offriva l'esecuzione sul mercato OTC americano, dove Nintendo è quotata come ADR con ticker NTDOY. Niente Tradegate con Degiro, niente Trade Republic. In realtà, era sulla Borsa di Francoforte, ma non sapevo come arrivarci. Per un piccolo retail con qualche migliaio di euro, le opzioni erano limitatissime. Il panorama dei broker italiani allora era un altro mondo rispetto a quello di oggi.
Il primo acquisto: 606 azioni
Pochi giorni dopo quell'email, premevo "Compra" per la prima volta nella mia vita.
- 606 azioni di Nintendo Co Ltd ADR, ticker NTDOY
- Prezzo: 14,95 dollari per azione
- Controvalore: 9.059,70 dollari
- Commissioni: 14,21 dollari
- Totale investito: 9.073,91 dollari (al cambio dell'epoca, intorno ai 7.000 euro)
Erano, in sostanza, quasi tutti i miei risparmi. Un poco più che vent'enne con 7.000 euro accantonati che li mette tutti su una singola azienda perché "conosce bene il mercato dei videogiochi": la perfetta definizione di assenza totale di gestione del rischio. È il tipo di mossa che oggi sconsiglio a chiunque mi chieda consigli. Ma la storia va raccontata com'è andata, non come sarebbe dovuta andare.
Il 2 ottobre 2012, due settimane dopo l'acquisto, scrivevo a mio fratello:
Le mie azioni stanno andando alla grande, ma è ancora presto! (se le vendessi ora tirerei su 350 euro...)
Tradotta dal giovane me entusiasta: "ho appena imparato che si possono guadagnare soldi così e mi sembra meraviglioso, magari sono pure bravo". È la fase emotiva del primo investimento di chiunque sia partito con il piede sufficientemente fortunato, peraltro su cifre di guadagno irrisorie.
Ovviamente, sarebbe arrivato il momento del bagno di realtà. Si chiamava Wii U.
Wii U arriva, e va malissimo
La Wii U fu lanciata il 18 novembre 2012 in Nord America e a inizio dicembre in Europa e Giappone. Le vendite di lancio furono ok, il periodo natalizio fu deludente, e i primi mesi del 2013 furono catastrofici: Wii U sarebbe diventata la seconda peggior console nella storia di Nintendo dopo il Virtual Boy, in termini di unità vendute.
Il prezzo dell'azione, sorprendentemente, non crollò: era già bassissimo. Oscillava intorno ai prezzi di acquisto, leggermente al di sotto in alcune settimane, leggermente al di sopra in altre. Il mercato aveva già scontato un disastro, e quindi un disastro non costituiva una sorpresa. E qui torna utile il punto della storia di Nintendo: anche con un prodotto di punta in caduta libera, l'azienda continuava a chiudere i bilanci "appena in perdita", non in caduta libera. Il margine di sicurezza che avevo identificato stava facendo esattamente il suo lavoro.
In quel periodo, Satoru Iwata — il presidente di Nintendo, una delle persone più rispettate dell'industria, scomparso nel 2015 — diceva cose come questa, durante un meeting finanziario:
Se si riduce il numero degli impiegati per migliorare i risultati finanziari nel breve termine, in ogni caso, il morale dell'organico diminuisce e sinceramente dubito che gli impiegati che temono il licenziamento siano in grado di sviluppare del software in grado di impressionare il pubblico in tutto il mondo. So che diverse compagnie pubblicizzano i propri piani di ristrutturazione per migliorare le performance finanziarie attraverso il licenziamento di vari impiegati, ma in Nintendo i dipendenti forniscono dei validi apporti nei rispettivi campi d'impiego, dunque credo che il licenziamento di questi non aiuti affatto il rafforzamento del business per Nintendo nel lungo termine.
Per un mercato finanziario abituato a CEO che annunciano ristrutturazioni e licenziamenti come segnale di "disciplina", una posizione del genere era quasi controculturale. Per me, leggere quelle parole nei mesi di calma successivi al disastro Wii U è stato un rinforzo importante della tesi: l'azienda, anche con il prodotto sbagliato, stava difendendo il valore strutturale che avevo identificato. Non avrebbero licenziato centinaia di dipendenti per migliorare il prossimo trimestre.
La tesi non cambiava. Restavo dentro.
Luglio 2013: vendo
Il 18 luglio 2013, dopo dieci mesi di posizione, decisi di vendere. Tutto.
- 606 azioni vendute a 16,93 dollari
- Controvalore: 10.259,58 dollari
- Commissioni: 14,47 dollari
- Ricavo netto: 10.245,11 dollari (più un dividendo di 56,88 dollari ricevuto durante il periodo)
- Profitto lordo in dollari: ~1.230 dollari
Tradotto in euro a quei cambi (EUR/USD circa 1,32), parliamo di un profitto netto in euro di circa 730 euro in dieci mesi. Un +10% sul capitale investito.
Per un primo investimento, un risultato più che dignitoso. Per chi aveva la tesi che avevo io, fu un errore di disciplina. Ma la cifra che avevo investito all'epoca era così alta, che non contemplavo la possibilità di "non riaverli".
Cosa stava succedendo nel mercato Nintendo a metà 2013? Il 3DS, dopo un lancio inizialmente difficile nel 2011, stava migliorando. Animal Crossing: New Leaf era uscito a giugno 2013 ed era diventato un fenomeno commerciale. Pokémon X e Y erano in arrivo per ottobre con un'attesa a livelli folli. La parte handheld di Nintendo stava compensando il disastro Wii U, ma il mercato non l'aveva ancora completamente assorbito nel prezzo dell'azione.
Avrei dovuto tenere. La mia tesi era esattamente quella di un'azienda che, anche con un prodotto di punta in disgrazia, aveva la capacità di generare valore con il resto del portafoglio. Vendere a +13% in dollari significava abbandonare la tesi proprio nel momento in cui stava per essere validata. Lo feci per la combinazione di emozioni più diffusa fra i piccoli investitori: avidità mescolata a paura. Avidità di portare a casa un guadagno tangibile prima che svanisse, paura che tutto finisse male.
Il rientro: aprile 2014
Per qualche mese, dopo la vendita, restai fuori dal mercato. Guardavo i bilanci di Nintendo che continuavano a uscire male — Wii U non si riprendeva, le vendite restavano disastrose — ma l'azienda continuava a chiudere "appena in perdita", non in caduta libera. La cassa reggeva. Il 3DS macinava. La tesi, depurata dall'errore di tempistica del 2013, restava in piedi.
Intorno ad aprile 2014, decisi di rientrare. Stavolta con più convinzione: il prezzo dell'azione era ancora intorno ai 14 dollari, 3DS andava bene e a un anno e mezzo dal lancio di Wii U il "disaster discount" del mercato mi sembrava ormai sproporzionato rispetto alla salute strutturale dell'azienda.
- 868 azioni di Nintendo Co Ltd ADR
- Prezzo medio circa 14,10 dollari per azione
- Investimento totale (al cambio dell'epoca, EUR/USD intorno a 1,38): circa 8.866 euro
Più del primo investimento. A quel punto, va detto, non stavo nemmeno lavorando. Stavo passando il tempo a smanettare con Unity, sviluppando prototipi di videogiochi che non sarebbero mai usciti. Avevo un po' di tempo libero e una posizione di nuovo concentrata su un'unica azienda. La gestione del rischio non era migliorata.
Per qualche mese, la posizione restò sostanzialmente piatta. C'era stata una piccola fiammata a maggio 2014 sul lancio di Mario Kart 8 — uno dei titoli più riusciti del periodo Wii U — ma era rientrata. In una mail di giugno 2014 stavo addirittura valutando di vendere di nuovo, due mesi dopo aver comprato. Non lo feci, ma non ricordo neanche perché. Comunque, restai dentro.
17 marzo 2015: l'evento esogeno
Il 17 marzo 2015, alle 4 del mattino EST (cioè a mercato chiuso a Tokyo), Nintendo e DeNA — un'azienda giapponese di mobile gaming — annunciarono una partnership strategica per portare gli IP di Nintendo sui dispositivi mobili. Includeva uno scambio di azioni: Nintendo avrebbe acquisito il 10% di DeNA, e DeNA l'1,24% di Nintendo.
Per il mercato fu uno shock totale. Nintendo aveva sempre rifiutato pubblicamente l'idea di portare i propri giochi su mobile. Iwata l'aveva ribadito decine di volte. Era una linea rossa, parte dell'identità dell'azienda. E ora, all'improvviso, quella linea rossa veniva attraversata.
L'azione Nintendo a Tokyo passò in un giorno da circa ¥14.080 a ~¥20.010, un balzo del +42% in una singola sessione. NTDOY, l'ADR su cui ero esposto, seguì il rally dello stesso ordine di grandezza.
Tre giorni dopo, il 20 marzo 2015, vendetti. Tutto. Ho conservato lo screenshot di questa vendita, dal vecchio account Binck, da cui mascherai il numero di conto.
I numeri:
- 868 azioni vendute a 18,29 dollari
- Tasso di cambio EUR/USD: 1,06277
- Controvalore fiscale: 14.927,50 euro
- Profitto lordo: 6.061,15 euro
- Capital gain (26%): 1.575,90 euro
- Profitto netto: ~4.485 euro
Avevo venticinque anni. Poco meno di 5.000 euro "dal nulla" erano tanti. In realtà furono di più, poiché il dollaro si era rafforzato tantissimo sull'euro nel periodo della seconda posizione, regalandomi un secondo contributo che con la mia tesi originale c'entrava ben poco.
Il post-mortem onesto
La storia raccontata bene non è quella in cui è arrivato il genio della finanza. È quella in cui si capisce cosa è andato bene, cosa è andato male, e quanto è stato fortuna.
Quanto era tesi e quanto era fortuna sul secondo trade. Sul +68% in euro che ho fatto sulla seconda posizione, all'incirca metà venivano dal prezzo dell'azione e metà dal cambio. NTDOY passò da ~$14,10 a $18,29: un +30% in dollari. Nello stesso periodo, EUR/USD era sceso da 1,38 a 1,06: il dollaro si è rafforzato del ~30% sull'euro. I due effetti si moltiplicano sul controvalore in euro, dando il +68% finale. Se EUR/USD fosse rimasto a 1,38, avrei portato a casa ~3.300 euro lordi invece di 6.000. La metà del rendimento è stata un colpo di fortuna FX che non c'entrava nulla con la mia tesi su Nintendo. È importante riconoscerlo: i risultati sono spesso una somma di tesi corrette, errori, e pure rumore esogeno.
L'annuncio DeNA non era nella mia tesi. Per niente. Avevo scommesso sulla qualità del management e della cassa, non sull'apertura al mobile. La mossa fu uno shock positivo imprevisto che si è tradotto in un guadagno sproporzionato. Se non fosse arrivato l'annuncio DeNA, probabilmente avrei tenuto la posizione altri 12-18 mesi e avrei guadagnato comunque (qualche mese dopo, nel 2016-2017, Switch sarebbe arrivata e avrebbe fatto esplodere il valore dell'azione). Ma la specifica forma di quel rendimento, in quel momento, fu fortuna.
Il rischio di concentrazione. Avere quasi tutti i propri risparmi su una singola azione, con poca riserva di emergenza, è una cosa che non andrebbe fatta. Andò bene, ma sarebbe potuta andare in modo molto diverso. Se Nintendo avesse fallito un secondo prodotto consecutivo dopo Wii U e non avesse espanso il suo business, per quanto tempo sarei riuscito a rimanere dentro?
Cosa è successo dopo
Nei mesi successivi alla vendita, Nintendo annunciò la "NX": il nome in codice di una nuova console che si sarebbe rivelata essere Nintendo Switch, lanciata il 3 marzo 2017. Da metà 2016 in poi, anticipando il lancio, ricomprai una posizione su Nintendo. Quella posizione contribuì significativamente ai miei rendimenti negli anni successivi, perché Switch è diventata la console di maggior successo nella storia di Nintendo dopo il DS, e l'azione ha fatto un percorso ancora più ampio di quello del ciclo Wii.
Ma il vero cambiamento nel mio modo di investire non è arrivato dai successi di Switch. È arrivato dalla riflessione. Da quel momento in poi:
- Non ho mai più messo "quasi tutti i miei risparmi" su una singola posizione, qualunque fosse la qualità della tesi.
- Ho iniziato a costruire un fondo di emergenza vero, non un cuscinetto vago.
- Ho iniziato a investire una parte importante via ETF diversificati globali, dando ai singoli titoli — quando li avevo — un peso massimo definito.
- Ho preso seriamente l'idea che la disciplina sia la differenza fra una buona tesi e un buon risultato.
In altre parole: dal 2015 in poi, ho cominciato a investire da piccolo investitore.
Perché racconto questa storia
Investire Ragionato esiste perché credo che l'educazione finanziaria di base in Italia sia ancora troppo rara, e perché credo che chi sta iniziando — magari oggi a a poco più di vent'anni anni come me all'epoca — meriti di trovare informazioni oneste, non vendute insieme a un servizio.
Una storia personale come questa — con i suoi errori, le sue fortune, le sue intuizioni corrette — non è un manuale operativo. Non è un consiglio di investimento, non è un caso di studio replicabile. È una storia, raccontata onestamente, su cosa significa imparare a investire facendo. Ed è la radice da cui sono nati il sito che stai leggendo, gli articoli che pubblico una sera dopo l'altra, e la convinzione che la pianificazione finanziaria faccia la differenza nella vita.
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