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BTP, BoT e titoli di Stato italiani

Pubblicato il di Daniele Panaro

BTP, BoT e titoli di Stato italiani

Nell’articolo precedente abbiamo visto come funzionano le obbligazioni in generale. Ora entriamo nel dettaglio della famiglia che, in Italia, gli investitori retail conoscono meglio (e che spesso è la prima esperienza di investimento “vero” oltre il conto deposito): i titoli di Stato italiani. , , CCT, BTP€i, BTP Italia, BTP Valore. Sigle che sembrano tutte uguali e che invece sono strumenti molto diversi.

Perché tanti titoli diversi?

Lo Stato italiano si finanzia emettendo debito. Per coprire ogni esigenza di scadenza, di profilo e di tipologia di investitore, il Tesoro ha sviluppato negli anni una gamma differenziata. Alcuni titoli sono pensati per il mercato istituzionale (banche, fondi, assicurazioni), altri esplicitamente per il pubblico retail. Alcuni sono a tasso fisso, altri variabile, altri ancora indicizzati all’inflazione.

Il punto in comune è uno solo: l’emittente è la Repubblica Italiana, attraverso il MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) e l’agenzia operativa che gestisce le emissioni, il Dipartimento del Tesoro. Il rischio di credito è quindi sempre lo stesso — quello dell’Italia — indipendentemente dalla sigla del titolo.

Vediamo i titoli uno per uno. Puoi confrontarli rapidamente qui, e poi approfondiamo a parole.

Confronta i titoli di Stato italiani

Seleziona un titolo per vedere caratteristiche, a chi è adatto e i rendimenti delle emissioni del 2026.

BTP
Buoni del Tesoro Poliennali
Scadenza
Da 3 a 50 anni
Cedola
Fissa, semestrale
Tipo di tasso
Fisso
Indicizzazione
No
Rendimento di riferimento — emissioni 2026
Cedole 2,95% (5 anni) e 3,60% (10 anni) — aste aprile 2026
Pilastro obbligazionario di portafoglio
Il titolo di Stato italiano per eccellenza. Cedole costanti, nominale fisso.

BoT — Buoni Ordinari del Tesoro

Sono i titoli di Stato a brevissima scadenza: 3, 6 o 12 mesi. La caratteristica che li rende particolari è che non pagano cedole. Sono titoli “zero coupon”: li compri sotto la pari (per esempio paghi 980€) e a scadenza ricevi il valore nominale (1.000€). Il tuo rendimento è la differenza fra prezzo di acquisto e prezzo di rimborso.

Un esempio concreto. Compri un BoT a 12 mesi al prezzo di 970€ con valore nominale 1.000€. Tra un anno lo Stato ti rimborsa 1.000€. Il tuo rendimento lordo è di circa il 3,1% annuo (30€ su 970€).

I BoT sono lo strumento di chi vuole parcheggiare liquidità a brevissimo con un rendimento certo. Concorrono direttamente con i conti deposito, spesso offrendo rendimenti competitivi. Storicamente sono il modo più semplice di investire in titoli di Stato per chi inizia.

BTP — Buoni del Tesoro Poliennali

Sono il titolo di Stato italiano per eccellenza, quelli di cui senti parlare ai telegiornali quando si discute dello “”. Hanno scadenze da 3 anni fino a 50 anni, fissa pagata semestralmente, e taglio minimo di 1.000€.

L’esempio del precedente articolo era proprio un BTP: cedola del 3%, scadenza 10 anni, paga 30€ all’anno divisi in due cedole semestrali da 15€, e a scadenza rimborsa il valore nominale. Niente sorprese, tutto deterministico.

Il BTP è il titolo che la maggior parte degli italiani ha in mente quando dice “ho comprato titoli di Stato”. È il pilastro del debito pubblico italiano: nel 2025 i BTP rappresentano oltre il 70% del debito negoziabile dello Stato.

A chi serve. A chi vuole bloccare un rendimento per anni, ricevere cedole regolari, e avere un orizzonte di medio-lungo periodo. Attenzione però alla relazione tassi-prezzi vista nell’articolo precedente: un BTP a 10-30 anni ha sensibilità ai tassi molto significativa, e venderlo prima della scadenza può comportare perdite (o guadagni) importanti.

CCT e CCTeu — Certificati di Credito del Tesoro

Sono titoli di Stato a tasso variabile. La cedola non è fissa, ma cambia ogni sei mesi seguendo un parametro di mercato. Per i CCTeu, oggi gli unici emessi, il parametro è l’Euribor a 6 mesi maggiorato di uno spread fisso.

Esempio concreto. Un CCTeu con spread di 0,80% sopra l’Euribor 6m: se l’Euribor 6m è al 3%, la cedola sarà del 3,80% per i prossimi sei mesi. Se al ribilanciamento successivo l’Euribor è sceso al 2%, la cedola scende al 2,80%. E così via.

Il vantaggio dei CCT è che resistono meglio dei BTP quando i tassi salgono: la cedola si adegua, e il prezzo di mercato resta vicino al nominale invece di crollare. Lo svantaggio è speculare: se i tassi scendono, le cedole scendono, e non blocchi un rendimento alto per anni come faresti con un BTP.

BTP€i — BTP indicizzati all’inflazione europea

Servono a proteggere il capitale dall’inflazione. Funzionano così: il valore nominale del titolo viene rivalutato ogni mese in base all’inflazione dell’Eurozona ( HICP escluso tabacco), e la cedola — che ha un tasso fisso, ma applicato sul nominale rivalutato — cresce di conseguenza.

Esempio. Compri un BTP€i con cedola reale dell’1,5%, valore nominale 1.000€. Se nei due anni successivi l’inflazione cumulata europea è del 6%, il nominale rivalutato diventa 1.060€. La cedola dell’1,5% si applica su 1.060€, quindi paga 15,90€ invece di 15€. A scadenza ti rimborsano 1.060€ (più tutta la rivalutazione successiva, fino al giorno del rimborso). Sei coperto dall’inflazione cumulata.

A chi serve. A chi teme un’inflazione persistente e vuole un titolo che la insegua. Lo svantaggio è che, se l’inflazione resta bassa, il rendimento totale è inferiore a quello di un BTP nominale di pari scadenza.

BTP Italia — BTP indicizzati all’inflazione italiana

Sono il “fratello retail” dei BTP€i. La differenza più rilevante è che il parametro di indicizzazione è l’inflazione italiana (indice FOI senza tabacchi), non quella europea. Sono pensati esplicitamente per il pubblico retail: emessi periodicamente con un collocamento dedicato, taglio minimo 1.000€, scadenze tipicamente a 4-8 anni.

Una caratteristica peculiare: la rivalutazione del nominale per inflazione viene pagata semestralmente insieme alla cedola, anziché capitalizzata fino a scadenza come nei BTP€i. Significa che il flusso di cassa è più sostanzioso lungo il percorso, ma il valore nominale a scadenza resta 1.000€ (non aumenta nel tempo).

Hanno spesso un premio fedeltà per chi li tiene fino alla scadenza acquistandoli al collocamento, di solito tra lo 0,4% e l’1% del capitale investito.

BTP Valore — l’ultimo arrivato

Lanciato nel 2023 come strumento esplicitamente retail, è un BTP a tasso fisso ma con cedole crescenti (la cosiddetta struttura “step-up”). I primi anni la cedola è bassa, negli ultimi anni cresce. Ad esempio un BTP Valore a 6 anni potrebbe avere cedole del 3,25% per i primi tre anni e del 4,00% per gli ultimi tre.

Anche qui c’è un premio fedeltà per chi acquista al collocamento e mantiene il titolo fino a scadenza, calibrato per essere appetibile ai piccoli risparmiatori. È l’evoluzione del BTP Italia in chiave non-indicizzata: stessa logica retail, ma a tasso fisso crescente invece che indicizzato all’inflazione.

La tassazione agevolata: 12,5%

Tutti i titoli di Stato italiani godono di un’aliquota fiscale agevolata del 12,5% sia sulle cedole sia sulle plusvalenze. Per confronto, le altre obbligazioni e tutti gli strumenti azionari sono tassati al 26%.

Esempio concreto. Investi 10.000€ in un BTP che ti rende il 3,5% lordo annuo. Su un anno incassi 350€ di cedole; di queste, 350 × 12,5% = 43,75€ vanno in tasse, e ti restano 306,25€ netti. Se la stessa somma fosse stata investita in un’obbligazione corporate al 3,5%, avresti pagato 91€ di tasse e te ne sarebbero rimasti 259€.

Su tassi pari, il netto del BTP è quasi il 18% in più. È un differenziale enorme, ed è una delle ragioni per cui per un investitore italiano i BTP sono molto difficili da battere su scadenze brevi-medie. La stessa aliquota agevolata del 12,5% si applica anche ai titoli di Stato di altri paesi della cosiddetta white list (UE, USA, UK, Giappone e altri), nonché ai titoli emessi da organismi sovranazionali come la BEI.

C’è però una contropartita: le minusvalenze generate dai titoli di Stato si compensano solo con altri “” (in pratica, plusvalenze su strumenti tassati al 26%) ma secondo una formula che neutralizza il vantaggio fiscale. La logica della compensazione asimmetrica è un punto tecnico che approfondiamo nel capitolo sulla tassazione. Per ora, basta sapere che il vantaggio del 12,5% è reale ma con qualche asterisco quando si parla di compensazione delle perdite.

Come si comprano

Tre strade.

  • Mercato primario, in asta: il Tesoro emette nuovi BoT, BTP e CCT con cadenza mensile attraverso aste competitive. La maggior parte dei broker italiani permette di partecipare in asta inserendo l’ordine entro un certo orario del giorno antecedente. Si paga il prezzo medio d’asta, senza spread di mercato.
  • Collocamento dedicato retail: BTP Italia e BTP Valore vengono emessi con finestre di collocamento di alcuni giorni durante le quali puoi acquistare al prezzo nominale. Sono i momenti in cui ne senti parlare in TV e sui giornali.
  • Mercato secondario: in qualunque momento, attraverso il broker, sul MOT (mercato regolamentato di Borsa Italiana per le obbligazioni). Compri al prezzo che il mercato esprime in quel momento, pagando lo spread bid/ask più la commissione del broker.

Per un retail con orizzonte di lungo periodo che vuole tenere il titolo fino a scadenza, il mercato primario (asta o collocamento) è di solito la scelta più conveniente: niente spread di mercato, niente commissione di acquisto su molti broker, e per BTP Italia/Valore il premio fedeltà.

Lo “spread” di cui parlano i giornali

Quando senti dire “lo spread è salito a 180”, il riferimento è alla differenza fra il rendimento del BTP a 10 anni e quello del Bund tedesco a 10 anni, espressa in punti base (1 punto base = 0,01%). Uno spread di 180 significa che il BTP rende l’1,80% in più del Bund.

Lo spread misura il rischio percepito sull’Italia rispetto alla Germania: più alto, più il mercato chiede un premio per detenere debito italiano. Storicamente è oscillato fra valori di circa 100-150 in periodi tranquilli e oltre 500 nei momenti di crisi (autunno 2011, durante la crisi del debito sovrano). Per un detentore di BTP, uno spread che sale di colpo significa prezzi che scendono — e viceversa.

Quando inserire BTP in portafoglio?

Tre ruoli classici dei titoli di Stato italiani in un portafoglio.

  • Liquidità remunerata (BoT a breve): per somme che ti servono entro 12 mesi e che vuoi parcheggiare meglio di un conto corrente.
  • Stabilizzatore obbligazionario (BTP a medio termine, 3-7 anni): per dare al portafoglio una componente meno volatile delle azioni e generare un flusso regolare.
  • Copertura inflazione (BTP€i, BTP Italia): per chi ha un orizzonte lungo e vuole proteggere il potere d’acquisto da scenari di inflazione persistente.

I BTP a 30-50 anni sono invece strumenti più speculativi, di solito riservati a chi vuole giocare la direzione dei tassi: l’enorme sensibilità al tasso (vedi articolo precedente) li rende molto volatili e poco adatti come “ancore” di portafoglio.

Errori comuni

“Compro BTP perché tanto sono garantiti dallo Stato”. Sono garantiti dallo Stato italiano — non dallo Stato in astratto. La probabilità di default dell’Italia su orizzonti civili è bassa ma non zero, e in caso di crisi dell’eurozona o di ristrutturazione del debito (lo scenario discusso nell’estate del 2011 e in parte del 2018) i BTP sono il primo strumento esposto. Diversificare per emittente sovrano (Bund, OAT, titoli sovranazionali) ha senso, soprattutto se il portafoglio è grande.

“Il BTP rende il 3,5%, lo metto e ho il 3,5% per dieci anni”. Vero solo se lo tieni fino a scadenza e se l’inflazione resta bassa. Il 3,5% è un rendimento nominale: se l’inflazione media dei prossimi dieci anni è del 4%, il rendimento reale è negativo. Per orizzonti molto lunghi è bene considerare anche i BTP€i, che proteggono il potere d’acquisto.

“Compro un BTP a 30 anni perché ho 30 anni di tempo”. Tenerlo fino a scadenza ti garantisce il flusso cedolare e il rimborso del nominale, ma ti espone per 30 anni al rischio inflazione. E nel frattempo, se i tassi salgono, il prezzo di mercato del titolo può crollare anche del 30-40%. Va bene se sei sicuro di non doverlo vendere; va malissimo se cambia la tua situazione e devi liquidare in mezzo a un rialzo dei tassi.

“BTP Valore vs BTP normale, scelgo il Valore perché ha il premio fedeltà”. Il premio fedeltà va valutato come parte del rendimento totale (YTM), non come bonus a sé. A volte un BTP normale di pari scadenza, comprato sul secondario sotto la pari, offre un rendimento totale superiore al BTP Valore col premio incluso. Sempre confrontare lo YTM, non la singola voce di rendimento.

FAQ

Qual è il taglio minimo per comprare un BTP?

1.000€ di valore nominale. Sul mercato secondario il prezzo può essere sopra o sotto la pari, quindi l’esborso effettivo varia (es. 980€ o 1.020€ per 1.000€ di nominale). Alcuni broker permettono ordini per multipli di 1.000€ senza limite massimo.

Posso partecipare alle aste dei BTP come privato?

Sì, attraverso il tuo broker, se il broker offre il servizio (la maggior parte delle banche italiane e diversi broker online lo offrono). L’ordine va inserito entro le 11:00 del giorno antecedente all’asta. Paghi il prezzo medio d’asta, senza spread.

Se l’Italia esce dall’euro, cosa succede ai miei BTP?

Scenario teorico ma discusso più volte negli anni. La risposta tecnica dipende da come è scritta la cosiddetta “clausola di legge applicabile” del singolo titolo: i BTP emessi sotto legge italiana potrebbero essere ridenominati in nuova lira, mentre quelli emessi sotto legge estera resterebbero in euro. È uno scenario di coda con probabilità molto bassa, ma è uno dei motivi per cui investitori particolarmente prudenti diversificano l’esposizione obbligazionaria su più paesi dell’eurozona.

Conviene di più un BTP Italia o un BTP€i?

Dipende da cosa temi: il BTP Italia segue l’inflazione italiana, il BTP€i segue quella europea. Storicamente le due si muovono insieme ma con scarti del 0,5-1% in alcuni anni. Il BTP Italia paga la rivalutazione semestralmente; il BTP€i la capitalizza nel nominale. Per un piccolo investitore retail con orizzonte 5-8 anni, il BTP Italia è generalmente più semplice e più “tangibile” come flusso. Per orizzonti lunghi 10+ anni, il BTP€i offre l’effetto compounding sul nominale rivalutato.

Posso comprare BTP attraverso un ETF?

Sì, esistono diversi ETF su titoli di Stato italiani (alcuni focalizzati solo sui BTP, altri inseriscono anche CCT). Hanno il vantaggio della diversificazione sulle scadenze ma perdono la caratteristica chiave del singolo BTP, ovvero la scadenza con rimborso garantito del nominale. Un ETF non ha scadenza e ribilancia continuamente, quindi resta sempre esposto al rischio tasso. Sono strumenti diversi nel comportamento.

Prossimi passi

Hai ora il quadro completo dei titoli di Stato italiani: tipologie, caratteristiche, fiscalità agevolata, modalità di acquisto. Nei prossimi articoli del capitolo “Strumenti” affrontiamo strumenti più sofisticati e meno indicati per chi inizia: derivati, leva e CFD (e perché conviene tenerli a distanza), e poi oro, materie prime, per chi vuole diversificare oltre azioni e obbligazioni.

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Hai 5.000€ da parcheggiare per 12 mesi. Quale strumento, fra quelli visti nell'articolo, è pensato esattamente per questa esigenza?

Investi 10.000€ in un BTP che rende il 4% lordo annuo. Stessa cifra in un'obbligazione corporate al 4% lordo. A parità di rendimento lordo, quanto ti resta netto in più dal BTP rispetto al corporate, su un anno di cedole?

I tassi di mercato salgono nettamente nei prossimi mesi. Quale di questi titoli di Stato italiani regge meglio in termini di prezzo, e perché?

Stai per scegliere fra un BTP€i e un BTP Italia. Qual è la differenza chiave fra i due?

Lo "spread BTP-Bund" di cui parlano i giornali è...

Vuoi comprare un BTP a 10 anni e tenerlo fino a scadenza. Qual è la modalità di acquisto che, di norma, ti permette di pagare il prezzo più vantaggioso?

"Investo in un BTP a 30 anni perché ho 30 anni di orizzonte e quindi sono al sicuro". Cosa c'è di problematico in questo ragionamento?